Raggiungibile da Reggio Calabria con un percorso per buona parte autostradale, Tropea è una meta turistica perfetta in ogni stagione. Cosa mettere in primo piano? Le spiagge da sogno, al top tra le 20 migliori d’Europa secondo il popolare giornale inglese Sunday Times, che si affacciano su di un mare cristallino o, viceversa, il millenario centro storico che agglomera le sue case e i suoi monumenti su di un terrazzamento aperto sul Tirreno? Difficile scegliere un angolo visuale capace di fotografare in modo univoco, definitivo e indiscutibile Tropea. Perché questa antichissima cittadina, che sorge su di una piattaforma di roccia pressoché circolare (a cui si sono congiunti, da almeno due secoli, i frammenti insulari dello scoglio di San Leonardo e la cosiddetta isola dell’Eremita) e che domina, da una cinquantina di metri di altezza, le acque cristalline dei golfi di Sant’Eufemia e di Gioia, mescola sapientemente storia, paesaggio, vita da spiaggia.

Un fascino policromo racchiuso entro un territorio comunale molto piccolo (poco più di tre chilometri quadrati) suddiviso in due parti, nettamente distinte tra loro: quella superiore, dove si svolge la vita quotidiana del paese e quella inferiore, chiamataLa marina, che si trova a ridosso delle spiagge e del porticciolo.

Grazie alla sua posizione, Tropea, attaccata più volte dai pirati saraceni prima del Mille, e conquistata dai Normanni nell’XI secolo, nel corso degli anni ha saputo conquistare e consolidare una posizione di polo economico e commerciale, a servizio della vasta area rurale che discende dall’altopiano del Poro, nel cosiddetto Corno di Calabria. Nel passato, il fiorire dei traffici ha permesso a Tropea di mantenere un certa autonomia politica anche nei tempi meno favorevoli, godendo tra l’altro, specie sotto il dominio degli Aragonesi, nel XV secolo, di provvidenziali esenzioni fiscali. Nemmeno la successiva dominazione spagnola, nel XVII secolo, che pure altrove tendeva a consolidare il regime feudale, ebbe modo di intaccare antichi privilegi: anzi proprio in questo periodo Tropea si afferma anche come notevole centro marinaro, aperto a tutte le destinazioni del Mediterraneo.

Una vicenda storica che ha lasciato tracce durature nell’impianto urbanistico del centro urbano e nel paesaggio della campagna, segnato dagli antichi tracciati che congiungevano la città ai casali disseminati sulle colline dell’entroterra. Nel centro, gli edifici nobiliari e quelli della ricca borghesia, sontuosi e ricchi di ornamenti, contrastano con la tipologia rustica ed essenziale dei casali dell’entroterra e denotano un’organizzazione del territorio basata sulla contrapposizione fra città e campagna, causa tra l’altro di non pochi malcontenti per tutto il secolo XVIII. Dopo l’Unità d’Italia, il centro cittadino venne tagliato a metà dal viale intitolato a Vittorio Emanuele che conduce ad un ampio terrazzo, il largo Migliarese, da cui si gode una vista mozzafiato sul mare. Da qui si dipartono due strade in discesa: una conduce al lido del Vescovado, un tempo importante porto naturale, mentre l’altra all’isola dell’Eremita (collegata alla terraferma da una lingua di sabbia) che ospita la chiesetta di S. Maria, affidata dai Normanni alle cure dei monaci benedettini.

Passeggiando lungo il corso principale della città storica e nelle stradine laterali, dove edifici nobiliari, chiese, affacci sul mare offrono un continuo susseguirsi di motivi di interesse, è facile lasciarsi sedurre da un impianto urbanistico che sembra studiato apposta per esaltare uno stile di vita ancora strettamente legato alle attività artigianali, all’agricoltura, alla pesca. Pieno dibancarelle, negozi di artigianato locale, ristoranti, pizzerie l’abitato storico di Tropea è così diventato, naturalmente si potrebbe dire, il salotto buono della Calabria, dove trascorrere indimenticabili serate in compagnia.

Ma esiste un motivo in più per visitare Tropea, magari fuori stagione, in primavera ad esempio, quando l’aria ha trasparenze da non credersi, o in autunno, quando il mare restituisce ancora il calore dell’estate e spesso consente una balneazione sorprendentemente piacevole. La città è infatti collocata al centro della Costa degli Dei, che delimita con 55 chilometri di litorale il Corno di Calabria, un promontorio di natura granitica che si affaccia sul mare alternando lunghe spiagge bianche a rocce frastagliate, creando piccole calette raggiungibili solo a piedi o in barca. Dirigendosi a nord si attraversa Briatico e si giunge infine allo sperone roccioso dove sorge il suggestivo Pizzo Calabro. Verso sud si raggiunge Capo Vaticano.

Da queste parti, nel Comune di Ricadi, aveva fissato la sua residenza lo scrittore Giuseppe Berto, che spiegava così l’origine del nome: «Penso che Capo Vaticano si chiami Vaticano per la stessa ragione per cui un colle di Roma si chiama alla stessa maniera: sacerdoti e indovini vi andavano a scrutare il futuro, basandosi sul volo degli uccelli e altre cose. Duecento metri al largo della punta c’è uno scoglio chiamato Mantineo, e in greco manteuo significa comunicare con la volontà divina. Il Capo era un posto sacro, e lo è ancora, nonostante tutto». Per convincersene basta trovarsi a Capo Vaticano al tramonto, nelle mezze stagioni, quando in lontananza si stagliano le sagome delle vicine isole Eolie, che sembrano emergere come per incanto da un mare che trascolora nelle sfumature del cielo sopra la linea dell’orizzonte.

A partire dal 31 maggio Reggio Calabria è raggiungibile dall’Aeroporto di Genova con voli low cost di Volotea, due volte a settimana. Info e prenotazioni in agenzia di viaggio o suwww.volotea.com.

Fonte: Genova Mente Locale